Mi sveglio. Anzi no, dormo ancora un po' poi mi sveglio e mi alzo. Tanto non ha ancora suonato nessuno. Il campanello non c'è. Davvero?! Io apro lo stesso, e giuro che non me l'aspettavo. Eppure apro e l'uomo vigile è lì, avrà caldo no penso io, un po' come me lo ero immaginato, anche se poi alla fine sorride. Allora, ci viviamo o no?! Ci viviamo gli dico io. E' tutta colpa del Portogallo aggiungo. Una stretta di mano e pace fatta, una pace silenziosa e duratura che accontenta tutti. Ci vivo perché è già piena di ricordi rossi, è pulita, è mia e ci vivo da solo. Più o meno. Ci sono Italo e Anton che stanno sul divano con i piedi tirati su perché ancora devo passare lo straccio. Un bel casino però. Un bel casino dice Anton. Io lo guardo e lui abbassa subito lo sguardo perché sa che non mi è mai piaciuto. Ma se non lo conosci?! Mi manca pure l'armadio. E lo specchio. Vabbè, un sacco di roba. Mi manca anche una cena o un pranzo. Adesso provvedo. E poi si aprono i battenti e lo spettacolo inizia.
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