Succede così quando, in un ambiente ristretto, gli individui sono definiti soltanto dal gruppo di appartenenza. Deindividuazione la chiamano. Ci sono gli inglesi, quelli che controllano il lettore DVD e il divano, gli spagnoli, quelli che controllano i tavoli e le sigarette, ci sono i francesi che controllano la cucina e le verdure tagliate a dadini. C'è anche il matto, ma il matto non è controllato da nessuno, il matto è impossibile da controllare. Mio zio ha provato a rimanere in disparte, a non essere identificato con nessun gruppo ma senza successo. Di che gruppo fai parte hanno sempre chiesto a mio zio. Di nessuno in particolare ha sempre risposto mio zio. Questa è la sua natura dopo tutto. Ma in ambienti come questo non è mai la risposta giusta. Non serve dire non sono stato io, o sono stato io ma non volevo. Se sei dentro sei dentro. Succede che da solo non controlli niente, non puoi lasciare niente in giro, e rischi che un vetro rotto ti finisca nella pancia con la schiuma del bagnoschiuma. Mio zio voleva giocare a basket nel cortile. Mio zio ha deciso di diventare amico di quelli come lui, quelli senza un gruppo preciso, del gigante di colore, del ninja che la mattina medita e scompare, degli spagnoli che sono stati allontanati chissàperché. Mio zio piano piano si sta muovendo. Prima il volume della televisione, poi la stanza, mio zio si è anche seduto sul divano. L'inglese non l'ha presa bene. Se non fosse per la guardia in canottiera.
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